lunedì, 22 giugno 2009 | in :

bellacomeilsole

Vorrei scrivere,
ma sono prigioniera
delle mie stesse parole.
Mi abbandono allora
al pensiero delicato
di un graffito a me dedicato.
Dei respiri corti.
Del sapore di un bacio
che nell’androne di un palazzo
mi hai rubato.
Non ho parole.
Stasera.
… solo ricordi su un muro
come fosse una tela.
Solo te dentro di me,
buccia dorata della medesima
mela.
Mi hai respirata
troppo intensamente
e sono evaporata,
non sono più niente.
Solo il calore del sole
immobile nella tua mente.

signorisinasce @ 23:36 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
giovedì, 04 giugno 2009 | in : poesia, racconti

sensual

Nuda, sdraiata nel letto vuoto di noi, abbraccio le lenzuola di lino ed odoro il mio corpo che ti chiama. Mi guardo i collant che ancora non ho sfilato e non sai quanto desidererei che fossi tu a strapparmeli di dosso proprio ora … non sai quanto ti vorrei sopra di me, proprio mentre non ci sei.  La tua bocca tra le mie gambe, le tue mani ad illuminare il mio corpo come stelle, le tue labbra accese, così belle.

Che giorno era quello in cui lentamente mi hai denudata di mutandine e reggiseno ed hai iniziato ad abitare nella mia carne che mai ha concesso spazi agli sconosciuti senza nome e nemmeno a coloro dei quali conoscevo il cognome?

Che notte è stata quella che mi hai fatto fare l’amore sdraiata sotto ad un tavolino di ferro battuto, sulla schiena la moquette morbida color panna di una camera d’albergo, nelle orecchie la tua musica da casse inseparabili che inondava le pareti rosa, i palmi delle mie mani stretti sulle tue natiche, i pori della tua pelle che bevevano il mio sudore odor di gelsomino, nell’angolo della mia mente l’ombra di un nuovo cammino?

Che pomeriggio è stato quello che abbiamo  giocato all’amore ore ed ore, dormito, sudato ed amato fino ad arrivare a ringraziare persino il letto che ha retto alla guerra dei sensi, che ha contribuito alla resa dei conti?

Che ora è stata quella che mi hai salutata pur senza conoscermi e mi hai avvicinato alla tua vita, mi hai accompagnata nel tuo mondo innocente aggiungendo uova, farina, latte ed un magico ingrediente?

Quando hai preso le mie parole semplici e le hai fatte diventare un romanzo lungo come un treno senza fermate, quando hai svuotato di pensieri la mia cartella dei sogni e ne hai fatto le piu' dolci marmellate?

Che anno era quando guardandoti negli occhi ho ritrovato me stessa e sono ritornata viva gustando improvvisamente una nuova aspettativa?

Con queste mani che ami tanto mi accarezzo il seno florido e ti sento nell’assenza. Le calze le ho sfilate da me. I piedi che hanno memoria delle tue mani bramano una carezza che non può giungere, mi sfioro allora le caviglie e mi allungo il lenzuolo di lino fin sulle spalle nude senza il sonno fingere.

Immagino il giorno perfetto e non voglio pensieri che mi facciano dannare o mi manchino di rispetto.
Resto così, nella veglia che anticipa il sonno, appesa ad un ricordo che sa d’autunno.

Che giorno era quello che d'improvviso mi hai chiesta  in sposa? E le lenzuola di lino sanno d’improvviso di mimosa.

Bruciano un pò gli occhi...., ma ricordo e nella notte mi sento sbocciare come una rosa.

signorisinasce @ 00:28 | commenti (8)(popup) | commenti (8)
sabato, 30 maggio 2009 | in : pensieri liberi, paure ed ossessioni

calendario1

Odio l’ordine maniacale dei numeri precisi e noiosi sovraimpressi sul calendario.
1 2 3 … mi crolla addosso il senso del tempo che scorre, del giorno che volti la carta e scompare, per riapparire dello stesso colore in un tempo identico, sempre puntuale.
Tremo nel vivere con il calendario stretto in questa mano. Quanto vorrei lanciarlo ora fuori dal finestrino aperto di un’auto in corsa o dentro al forno a legna per alimentare il fumo che esce dal comignolo alto. L’agenda mi ossessiona di numeri a scalare, i giorni della settimana, le ore a risalire.  
Il dover contare le giornate a venire mi stritola nello spazio del tempo misurato, dove per te ritaglio gli angoli nascosti e invento cieli capovolti per non ritrovarmi a cascare a faccia in giù nell’inchiostro di panni sporchi.
Conto. Conto i minuti, le ore, le giornate. Calcolo, calcolo le distanze, le frazioni, le prese mancate.
Ovunque leggo di lunedì a lavorare e di giorni numerati con i santi da ricordare.  La stanchezza invece non la conta mai nessuno?  Quella che arriva senza bussare e ti piega. Quella che innanzi all’ansia di un bambino che piange ti fa cadere ed indietro ti vuole riportare.
Ho nella testa un calendario storto, dove i numeri sono i fiori che mi salutano dal balcone, dove i giorni sono le note stonate di una vecchissima canzone.
Sento nella testa il mancato rumore di un calendario che non batte il tempo perché sa che è inutile segnarlo, esso scorre comunque, a volte sempre uguale, molto più spesso lentamente e nel dolore.
9 100 1200 numeri sovrapposti che sarebbero fantastici se fossero solo il numero dei baci che ancora mi devi dare, se fossero in grammi il peso delle tue mani sulle mie spalle ad accarezzare, il numero dei tuoi capelli abbandonati sul mio seno,  se fossero gli anni del tuo amore per sempre a me vicino.
Dio quanto lo odio l’allineamento ripetitivo dello scorrere dei giorni scritti in grassetto, il 24 no … non si può fare! Il 25, ma certo prego, alle 15:00 può andare! Il 26 mi dispiace sono già andata via! Il 27 ritorna il dolore. Quello è un fottuto stronzo, che non pagando nemmeno il biglietto d’ingresso, ha sempre un posto in prima fila, un posto d’onore.
Ed il calendario storto mi ama che non mi lascia un’ attimo stare, oggi non è andata proprio bene, domani vorrei andare ed invece è solo il 29, mi tocca restare.
Dimmelo tu tempo che mi misuri, dimmelo perché devo restare.
Dimmelo perché dovrei  partire.
Spiegamelo tu qual'è il tempo del dormire.
Spiegamelo perché a me pare non concesso un tempo per non morire.
1 din 2 don 3 dan … anche le campane rintoccano lo scoccare delle ore e riempiono il cielo di numeri color carbone.
Amore … se guardi ora verso il nord, lo vedi il mio calendario storto?
Guarda com’è bello, gli  ho tolto i nomi dei santi per stamparvi i sorrisi dei vivi.
Guarda tesoro, ho cancellato i numeri costanti lasciando spazi vuoti per non sentire le distanze che fin dentro nella pelle aprono le danze.
La senti  la sua inconsistente leggerezza per il tempo che non opprime, che non scorre con la velocità offensiva e mortale che solo l’orologio bastardo sa misurare?
Guardalo anima mia, nel cielo o nella mia mente è il mio calendario storto.
Lui resta sempre vivo anche quando tutto è morto.
Quando l’ora del pianto mi afferra da sotto come prima, io mi affido al suo tempo colorato, il mondo che va in briciole prosegue la sua via, io mi metto a testa in giù e non conto nemmeno il battere del cuore, osservo sola ed immobile un orologio che non segna l’ore.
Nel silenzio del non-scorrere del tempo … cerco nella memoria un’immagine che sa di noi, mi sazio di un frammento di ricordo e ritorno a vivere perché anche se non ti vedo, dentro il mio tempo … spazio per noi sempre ce n’è stato.
Sto così... con te...un po’ a pancia in giù, finché non mi sussurri  che mi ami da morire e mi ami tutta come sono in tutte le cose che faccio e che dico e mi ordini di andare a dormire.
10,20,30,40 la gallina canta.
Domani è sabato dormiamo cuore, ché son così stanca.
Domani è un altro giorno ed il tempo può anche continuare a scalfire.
Domani non sarò così fragile e nella solitudine non mi lascerò morire. 
 

signorisinasce @ 00:22 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
lunedì, 11 maggio 2009 | in : poesia, pensieri liberi

cullarsi

Chi ha raccolto tutte le lacrime?
Quelle che correndo ho perso per la strada,
quelle nascoste a cui nessuno bada?
Chi ha udito le preghiere a mani giunte del mattino?
Quelle che da anni ho scordato di recitare
perché anche se le ho urlate
il mio mondo è restato uguale.

Faccio spallucce come quando ero bambina,
mi stendo a terra guardando il soffitto rosa da supina.
Scarto caramelle come fossero margherite 
pensando a me stessa.
La fragilità umana talvolta è più greve
di un cielo capovolto su un mondo di cartapesta.

Mi chiedo ora,
chi mangia con me tutte queste caramelle?
Quelle che ho sbucciato come arance
ed ora brillano sul parquet come stelle?
Nessuno mi ascolta nel silenzio bruciante di queste ore marcate.
Le stesse ore che di rughe m’invecchiano il viso,
le mani,
il canto del paradiso.
Pattino incerta sul ghiacciaio dell’anima
appendendo una preghiera ad una stella,
faccio il segno della croce
e mi ninno solitaria
una nanna bella.

signorisinasce @ 23:50 | commenti (11)(popup) | commenti (11)
martedì, 05 maggio 2009 | in : poesia, racconti, pensieri liberi

sola nella stanza

Ho osservato le campanule bianche e rosa ondeggiare sotto il vento leggero ed ho fermato per un attimo un pensiero .
Gli occhi appannati di lacrime mal trattenute mi hanno suggerito di non cercare per forza le parole, in certi momenti distratti a volte basta un fiore.
Ho poi percorso le scale all’incontrario perché per una volta è stato scendendo che mi sono sentita viva.
L’umanità che scala senza sosta mi ha urtata, ho preferito la discesa planata, ho scelto la sensazione di sapermi amata.
Sull’onda di una musica dolce e malinconica ho poi pianto il tuo ricordo che in me naviga dolce, mentre invece avrei dovuto solo chiamarti e  chiederti senza dolore se anche tu la ricordi l’ultima volta che abbiamo fatto l’amore.
Nel buio lontano ho abbracciato le mie spalle cercando conforto nel  mio stesso calore.
Chiusa in stanze vuote di fotografie ed oggetti da riconoscere ho coltivato tra le dita il ricordo della tua pelle.
Sotto le scapole il vuoto che vorrei pieno delle tue favole belle.
Ricordi ancora quando mi sorridi,  quando levandomi ogni indumento mi lasci nuda e mi ricopri di baci e sospiri?
Ricordi il senso pieno del nostro infinito cercarci, delle risate nella notte, delle coperte corte, della paura della morte?
Te l’ho scritto oggi con una mano … che ti amo più di tutte le gocce di lacrime versate dall’umanità nei secoli, ed io mi chiedo chissà se ci pensi mai … che ti amo più del polline che inonda l’aria che sa di primavera … e ancor più delle nuvole basse che mi accompagnano quando torno a casa la sera.
Ti amo più del dolore di ogni tua assenza.
Più della gelosia.
Più del mondo che veloce va via.
Più di tutte le mie lacrime che non hai veduto mai.
Più delle volte che ti nascondo i miei guai.
Ti amo nelle sere buie in cui guardo fotografie sbiadite, ricordi vivi, sorrisi grandi, veri o immaginati.
Quando  guardo le immagini di noi che non sappiamo cosa sia fingere l’allegria e così facendo accendo la mia percezione del tempo che scorre senza di te, cullando il tuo ricordo innocente dentro di me.
Tracce indelebili del tuo nome ondeggiano con le campanule bianche e rosa e mi chiedo quanto valgo per te, quanto mi senti perdutamente tua, quanto conta la mia presenza infinita nella quotidiana e lontana assenza di stagioni senza la mia essenza.
Dimmelo che anche tu conti i giorni al contrario, che scendi le scale per non salire dove tutti vanno.
Dimmelo che non temi uno sbaglio, che sei meno triste se pensi alle mie risate, che vivi bene perché esiste un traguardo.
Dimmelo che vuoi parlarmi sempre con la stessa gioia e la medesima infinita emozione, che ti rendo felice, che sono la tua canzone.
Che sei nelle campanule bianche e rosa che ondeggiano nel vento, che sei l’emozione delicata che mi strugge di dolore e amore, che mi guardi anche da lontano e mi vedi e mi canti e mi tieni la mano.
Ti aspetto da sempre e per sempre ti cerco in ogni giro di chiave, nelle carte sulla scrivania, dentro il pane con la marmellata, in fila alla posta, ogni volta che si apre una porta.
Ma oggi ondeggi con le campanule sospinte dal vento . 
Ti profumo nel cielo che sa di pan di stelle, ti osservo e tra i petali bianchi e rosa sei il mio fiore più bello.
Ti guardo con amore e non ti colgo per non farti del male.
Danza dolce  nel vento  tu che sai essere il fiore del sentimento.
In lontananza le campane della chiesa suonano rintocchi di festa, io mi concedo di chiudere gli occhi perchè lo sai che sono sfinita. Li riaprirò solo quando baciandomi sulle labbra mi dirai che tra noi non sarà mai finita.

signorisinasce @ 23:14 | commenti (7)(popup) | commenti (7)
martedì, 21 aprile 2009 | in : poesia, pensieri liberi

Immagine 107

Mi manca poter allungare una mano e sfiorarti i capelli, respirare piano il tuo profumo e vedere la quiete dentro agli occhi tuoi belli. Manca quella pace che mi porta a chiudere le palpebre abbandonandomi fiduciosa alle tue mani, senza chiedermi che giorno è oggi, o dove saremo domani. Quanto mi manca il sapore dolce delle tue labbra adagiate sulle mie, la tua coscia che mi circonda i fianchi, il tuo alito sapor di mandarino tra l’incavo del collo, sulla nuca, nel mio giardino. Mi manca da impazzire vedere che mi cammini tutt'attorno, che mi segui ad ogni passo come se tu fossi un cucciolo fedele. Mi manca da piangere la cena a terra con l’odore delle candele. Ho cercato di vivere di ricordi tentando di scordare i dolori, ho vissuto ogni mio attimo e ti ho cercato anche fuori. Ma poi ti ritrovo sempre qui dentro, nel profondo, anche se non immagini quanto  manca il tuo sorriso quando affondo. Bisogno, bisogno disumano che non si può spiegare. Mi manca ogni anfratto, il battito, il tuo sapore di mare. Mi manca in questa notte anche solo saperti a me vicino, nel disagio sfugge una lacrima fragile e mi raggomitolo. Inerme aspetto che arrivi l'ennesimo, solitario mattino.  

signorisinasce @ 23:42 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
mercoledì, 15 aprile 2009 | in :
Al Rumì, Piazza Trento Trieste, CREMA ore 20.45. Ingresso libero.
Intervista a cura di Maria Rosaria Suma; durante la serata l'attore Marco Lugli leggerà brani e poesie del romanzo

Al Caffé Letterario il romanzo di un amore

La cremasca Stefania Diedolo protagonista dell'incontro di lunedì 27 aprile

E' il romanzo di un amore e, come tutti gli amori che si rispettano, è ricco di poesia e dolore. Il fatto che questa vicenda coinvolga due donne è del tutto secondario: al centro della storia c'è soprattutto sentimento: forte, coinvolgente e totale. Tutto ciò si trova in "ioAmo" della cremasca Stefania Diedolo, pubblicato da "Edizioni Libreria Croce" e diventato un caso letterario con presentazioni in giro per l'Italia affollate e ricche di interventi, con internauti scatenati nella scriturra di commenti e recensioni. Non male per il libro dell'esordio. Ora è giunto il momento di giocare in casa e Stefania Diedolo è la protagonista del prossimo appuntamento del Caffé letterario di Crema: l'appuntamento è per le 20.45 di lunedì 27 aprile al ristorante Rumì di piazza Trento e Trieste (l'ingresso è come sempre libero). L'intervista è a cura di Maria Rosaria Suma, laureata in Lettere moderne presso la Sapienza di Roma,si occupa di comunicazione aziendale ed immagine coordinata e condivide con l'autrice da svariati anni la passione per la scrittura e la poesia, oltre ad essere l'autrice del quadro che campeggia sulla copertina del volume. Nel corso della serata l'attore Marco Lugli leggerà brani e poesie del romanzo con sottofondo musicale.

Anche questo appuntamento va 'in scena' (è proprio il caso di dirlo) grazie al prezioso e indispensabile contributo delle aziende che sostengono l'associazione culturale cremasca: La Fapes di Sergnano, La Fondazione Popolare di Crema per il territorio, la Banca Cremasca, il Comitato Soci della Coop di Crema, Park Hotel di Crema, la libreria il Viaggiatore curioso di Crema, Grafica Gm di Spino d'Adda.

"Una scelta omo sessuale non è una scelta contro natura, ma una scelta contro cultura". Sull’onda di questa frase che vuole chiaramente essere una provocazione dell’autrice, sin dalle prime pagine si è catapultati nella storia in divenire di Enea ed Andrea, senza un prologo o una presentazione della situazione. Si conosce e si capisce poco alla volta, si cresce assieme alle protagoniste, attraverso il loro rapporto via internet, attraverso il loro incontro, attraverso la passione che scoppia improvvisa e devastante.. E' un percorso di conoscenza, in un certo senso anche di iniziazione, in cui si viene coinvolti a 360 gradi grazie anche ai frequenti accenni agli stati d'animo ed alle sensazioni di una delle due protagoniste. L’argomentazione trattata è di estrema attualità. Senz’altro originale la modalità con cui viene esternato il rapporto tra due donne. Nel racconto non c'è un filo di volgarità, di perversione o di morbosità. Solo un grande amore regna sovrano, una autentica passione che esplode spontanea indipendentemente dal sesso delle protagoniste, l'Amore con la A maiuscola, quello universale, quello cui si fa forse accenno proprio nel titolo dove l'unica lettera maiuscola è la A. E al di là della passione c'è anche il brusco rientro nella realtà e nei suoi gravi problemi. Un romanzo ben radicato nell'attualità, nel mondo e nei problemi contemporanei che senza scadere nel banale ci obbliga ad una lunga riflessione sul valore dei sentimenti e sul razzismo di una cultura che ancora oggi fa dell’intolleranza il proprio credo.

Il romanzo ha scatenato il mondo dei "bloggisti", che hanno dato vita ad un partecipatissimo forum ricco di spunti e che dà l'idea del movimento di passioni che "ioAmo" ha scatenato. Ecco, per esempio, che cosa scrive Anita: "Ho letto questo romanzo con grande curiosità. Pur essendo d'esordio io sono rimasta basita per come l'autrice ha narrato questo Amore. Scrivo Amore con la lettera maiuscola perchè trattasi di un grande, infinito, meraviglioso ed appassionato Amore che mi ha fatto ridere e piangere, sognare e desiderare di poterlo vivere almeno una volta nella mia vita. Libro che consiglio e che ho già regalato, che mi ha indubbiamente fatto riflettere sul valore che hanno i sentimenti e come spesso noi adulti etero di vecchia generazione siamo in modo cosi' ottuso chiusi sui nostri concetti di vita da nemmeno poter immaginare che le scelte omo sessuali siano in fondo solo ed esclusivamente sofferte scelte d'amore. Mi complimento con l'autrice per la tematica affrontata e le do un bell' 8 per il coraggio di avere osato dire Tutto. Per quanto mi riguarda avevo bisogno di leggere che questo Tutto puo' esistere".

Le fa eco Rossella: "Ho acquistato il suo libro in una libreria del centro e l'ho letteralmente bevuto in un pomeriggio di pioggia perchè curiosissima di sapere cosa avesse prodotto e perchè resto convinta che le persone hanno sempre sorprese da riservarci. Bene... Stefania per me è stata una sorpresa in tutti i sensi. Bellissimo romanzo, breve ed intenso, che mi ha fatto piangere e sognare il grande amore nonostante io non sia piu' cosi' giovane e sono prossima alla pensione. Non sono mai stata attratta dalle donne quindi inizialmente ho fatto fatica a separarmi dai personaggi, ma dopo i primi capitoli sono stata letteralmente scaraventata nella storia. Complimenti a Stefy e continua a scrivere".

Paolo Gualandris
Società Editoriale Cremonese S.p.a "Giornale La Provincia"
Tel: 0372-498256
e-mail: pgualandris@cremonaonline.it

signorisinasce @ 00:45 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
venerdì, 10 aprile 2009 | in : pensieri liberi, paure ed ossessioni

vuoto dellPasseggio sola. Avvolta dal silenzio di campi che conosco dall’infanzia, osservo il paesaggio che mi circonda odoroso di erba e di fossi mentre in lontananza le campane scoccano l’una pomeridiana. I colori della Primavera appena arrivata accecano l’abitudine del grigiore che campeggia nel mio sguardo assonnato, mi accontento di camminare con il naso all’insù mentre  invano cerco di evitare che Neve mi trascini con se dentro fossi bassi, dove piccoli rigagnoli d’acqua limpida mi ricordano che poco distante c’è il fiume Serio, luogo delle mie fughe domenicali con amori passati e mai più ritrovati.
I pensieri ingolfati della pessima settimana appena trascorsa si sono ramificati fino ad impedirmi di vedere bene il percorso, la velatura agli occhi non mi concede di saltare il pantano, ed eccomi … completamente imbrattata di terra dalle scarpe fino a metà ginocchio. Lo stesso pelo candido di Neve pare uno spruzzo di cioccolato fondente su un monte bianco, tira troppo forte l’amico mio; mi sento un po’ gracile in questa Domenica delle Palme di solitudine e di riflessione.
Non un messaggio sul telefono che sento pesante nelle tasche dei pantaloni, nessuna voce umana che parli o canti. Solo il respiro affannato di Neve ed il mio sentirmi comunque sospesa in un luogo amato, in questo unico spazio  dove il silenzio ha il sapore dell’accoglienza, dove la natura mi ricongiunge con l’anima senza bisogno che sia vestita con l’abito della festa.
Mi siedo sull’erba umida e lascio che il vento mi scompigli un po’ i capelli; sono cresciuti molto, lunghi ed un po’ mossi mi incorniciano il volto morbidi. Ripenso con un senso di rimpianto alla testa rasata di pochi anni fa, a quel taglio provocatorio, alla sensazione unica di sentirmi senza protezione, senza schermo naturale. L’Io esposto che corre, vola incontro alle nuove e vecchie verità senza mantello di pelo a scaldare. E’ grande la voglia di andare a casa e togliermeli tutti dalla testa. Cadrebbero a terra lentamente ed altrettanto lentamente io ritornerei a vedermi la fronte libera, gli occhi grandi ancor più immensi, la bocca rossa centrata come un cratere che erutta parole di lava su un monte liscio e semplice. Senza fronzoli, fastidi, radici, convenienze.
Mi allungo completamente sul prato caldo di questo sole meraviglioso che mi bacia e mi bacia e mi bacia senza sosta, Neve mi si siede quasi sullo stomaco, lo scosto quel tanto che basta per  fargli capire che non vado in nessun luogo troppo lontano, voglio solo appoggiare la testa alla terra, vorrei che dalle orecchie fuoriuscisse tutto il fastidio che dentro mi prude, tutte le provocazioni che dentro graffiano, tutte le parole che ho sentito e che non riesco a dimenticare.  

Non riesco a dimenticare.

Non riesco a dimenticare.

Scorrono veloci come le immagini limpide di una pellicola a colori nuova di zecca, mi scombinano i riflessi mentali, mi offendono.

Non riesco a dimenticare.

Poi, ecco … nella palude della mia mente … scricchiolo

un guizzo e gira il vento.

Non riesco a non temere.

vedo … un lampo e sono in un altro tempo.

Non riesco ad aspettare.

muoversi, mi alzo, riprendo Neve e smetto di pensare.

Danzando un rito funebre rientro alla villa.


Cala il sipario su questa domenica delle Palme strana,  dove il silenzio troppo profondo è la premonizione di una ferita aperta che sanguina nel cuore dell’Aquila italiana e che rende il mutismo ovattato di questo pomeriggio l’inizio del viaggio senza ritorno fin dentro l’inferno.
Cala la nebbia che come polvere rosicchia la mia coscienza e mangia tutti coloro che nel sonno hanno trovato la fine, che nel buio della notte han sentito i sogni tremare, che nel risucchio di una crepa che ingloba hanno perso il presente, la luce, la mente.
A passi lenti e cadenzati ritorno mesta verso casa, guardo il cielo rannuvolato a causa di un vento che è girato, a causa di un demone che vive nel sottosuolo e che bussa per uscire senza chiedere perdono.

Neve mi zampetta sui piedi che pare voglia farmi cadere.
Mi fermo a guardare il cielo, da blu cobalto è ora striato di un verde nero.
Mi appresto a vivere una notte che non si potrà dimenticare, tutto il resto non vale più a nulla. Ci sarà altro tempo per raccontare, ci sarà un nuovo tempo dove nella resurrezione torneremo a vivere e ad amare.
Ora batte troppo lento questo cuore, le mani son libere e per nulla polverose, ma il cielo offeso già trema offuscato dal bacio irrispettoso del dolore.

Dimmi dove sta la colpa Signore, perché non vedo traccia della tua Misericordia nel destino irato!
Lo chiedo a te, lo chiedo a me.
Siamo stati creati a tua immagine e somiglianza o siamo solo un niente elaborato molto più fragili di un frammento di  polvere sparso nel creato? 

signorisinasce @ 22:20 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
martedì, 31 marzo 2009 | in : pensieri liberi, paure ed ossessioni

RIVIVERE

L’acqua mi fluisce tutt'intorno ed accarezza il mio corpo a tratti con indulgenza, in altri lampi con una foga inusitata. Mi costringe a respirare sotto la corrente.  Finché non sarà asciutta.
Trascinata sono, da una corrente che non ha nulla di naturale, gentile o affettuoso. E’ la corrente più disumana che  si possa immaginare. Una corrente fatta di catene di acciaio, brandite da chi si crede spinto solo dall’amore.

Quale amore?

Agguantata come se fossi una barca alla deriva o molto più semplicemente un detrito senza arte né parte, l’acqua che mi diede la vita mi vuole ora ferma, inerte ed immobile nella palude putrida dell’infelicità stagnante e mi ci conduce per mano, mi sostiene il passo, mi s’ infila in ogni orifizio pur di essere certa che non muoverò alcun passo in nessuna direzione contraria che non sia il suo volere spasmodico ed ossessivo. Respiro sotto la sua corrente finché non sarà asciutta, finché secca ed arsa mi chiederà nuova acqua per tornare a vivere.

Che io non le darò.

Colano  vesciche sulle mani nel tentativo di arpionarmi ad ogni scoglio, arbusto o radice che nella piena ho trovato lungo gli argini. Le mie gambe sono stremate, le braccia appaiono scollate dalle spalle, allungate e filiformi  rassomigliano a braccia mummificate rimaste appese nei secoli dei secoli alle liane nella Savana.  Terra arsa che non ho veduto mai. Liane che sento solo a cappio attorno al collo intonso di baci mancati e carezze inesistenti nei ricordi andanti. Respiro pazza sotto la corrente, fango e sterpaglie nelle mie narici, negli occhi la melma della sofferenza, nelle orecchie il vuoto di chi non ha voluto udire il mio latrare alla luna, respiro sotto la sua corrente finché non sarà asciutta, finché non resterà più nulla per cui resistere e sfidarsi.

Solo dormire.

L’acqua dell’amore filiale in rovina mi scorre tutt’attorno, con catene che non sono di seta mi stringe le mani ed i piedi portandomi dove il passato ha rovinato il presente, dove non c’è stato sbaglio maggiore che impedirmi di cantare, a piedi nudi in un campo di grano, l’amore dentro che germogliava come un tulipano. L’acqua dell’amore filiale in rovina mi apre gli orifizi dell’anima ed allaga senza sosta le dighe che ho costruito per essere migliore, mi obbliga di nuovo alle armi, alla collera che diviene rancore. Respiro innamorata e fragile sotto alla corrente, aghi di pino dentro alle scarpe pungono il mio tallone d’Achille e mi feriscono a morte, le unghie saltate sanguinano cibo per i pesci che m’inseguono parassiti e voraci, ma io respiro sotto la sua corrente finché non sarà del tutto asciutta, fino alla resa finale.

Per ora Piango.

Lacrime pungenti e dolci si confondono nel pianto mischiato al riso; pianto per il dolore del disamore e riso per l’ironia di una sorte che mi vuole consapevole e felice condannata a morte. Piango perché non ho null’altro da dire che non sia già stato detto, urlato, scritto e mormorato. Rido perché nella follia del momentoattimoistante vorrei già vedere,  ora,  il loro sguardo basito innanzi alla verità trionfante. Piango perché l’anima nascondendo la sua testa soffre il buio e la claustrofobia. Rido per l’ignoranza  della retrovia.

Respirare, la corrente.

Gemito nel battito liquido, la coerenza delle mie anse cerebrali sa che Respirerò sotto alla corrente finché non sarà asciutta.

signorisinasce @ 21:02 | commenti (7)(popup) | commenti (7)
giovedì, 19 marzo 2009 | in : poesia

gigivolato

Me lo chiedo ormai da ore perché sei saltato.

...e chissà se hai pensato durante il volo.

Mancato. Sfrontato.

Un vagito e guardati, sei tornato feto.

Mi accartoccio da ore le rughe degli occhi,

trattenendo inutili urla che farebbero solo a pugni

coi tuoi sogni finiti a pezzi.

Dal cielo di quel palazzo

ci sei solo tu che hai udito le misteriose verità,

a me basta il ciao della tua mano

e il rimorso che sento per non saperlo scrivere

senza un dolore misto a pietà.

Scusaci per le volte che non ti abbiamo saputo vedere,

il tuo planare  ci ha con urgenza aperto gli occhi

chiusi da sempre come cerniere.

Se nel tuo volare passassi di qua… anche silenzioso o sottotono,

ora come allora mi rivedrai sempre farti ciao con questa mano.

Ciao.

... ciao, Gigi...

Vola piano.

signorisinasce @ 21:21 | commenti (6)(popup) | commenti (6)